04 luglio 2006

A NASO INSU'

Nuvole, onde e aurore boreali.

Quando devi fare qualcosa che proprio non ti va cerchi sempre uno spunto che intanto ti tiri su il morale.
Ieri, per esempio, mi è toccato uscire nell'afa della mia città con tutta la fretta del caso per rifornire tasche e polmoni di sigarette e nei 50 e non più di 50 metri che ho divorato per raggiungere il tabaccaio di fiducia prima della chiusura scrutavo a terra alla disperata ricerca di un sorriso: nulla, a parte un gatto troppo assorto da un muretto e uno intento ad "impastare" qualche foglia cresciuta nell'asfalto per gentile intercessione di un uccellino di passaggio.
Il ritorno a casa vittoriosa, invece, è stato quanto mai fortunato. E' bastato un attimo e i miei occhi si son proiettati verso il cielo e fra le fronde di una palma cosa ti scorgo?? Una nuvola, tenue, allungata verso l'orizzonte, splendida nella sua semplicità.
Sono rimasta lì, piantata sui miei tacchi al centro dell'asfalto rovente, immobile correvo verso il mio passato a quando ero bambina e stesa sull'erba giocavo con le nuvole, l'onda dei ricordi mi fa immaginare in questa striscia bianca, che nel presente solca il blu, i cavalloni dove con i miei cugini provavo i primi tuffi,era estate come lo è oggi e riesco a sentire l'odore del mare. Intanto qualcosa muta senza che i miei sensi se ne accorgano, gli atomi impercettibili si muovono, i minuti passano e il Sole ormai pronto a salutare compie il nuovo miracolo, la nuvola si allunga verso la Terra e si colora delle tinte di commiato dell'astro: rosa-rosso-nero-passando per il blu-viola. Sono ancora lì immobile che ancora corro, questa volta verso il futuro e verso i sogni, verso l'aurora boreale, il nuovo quadro regalatomi dall'immaginazione, verso i paesaggi Norvegesi e le meraviglie di una natura che a noi cittadini non ci è dato di poter vivere ma da cui un giorno mi farò avvolgere.

13 giugno 2006

IL CAFFE'


Il caffè è un arte... ed ad ognuno il suo caffè.
Questo il pensiero che mi è passato in testa stamattina, e non era la prima volta, quando malauguratamente son stata costretta a prender il primo caffè della giornata in un bar a me sconosciuto. A saperlo mi sarei svegliata 5 minuti prima e me lo sarei fatta da me!
Nella mia umile dimora infatti, abitata da ben 4 donne, io sono la preposta alla macchinetta fin dalla tenera età. Ancora non si capisce per quale arcano motivo l'utilizzo del mezzo, qualunque sia la mia disposizione, dia migliori risultati a me che a qualunque altro abitante di questa casa, per quanto impegno e forza di volontà ci possano mettere.
E con questo concludo anche un pò innervosita le mie elucubrazioni sulla prima parte dell'asserto iniziale, aggiungo inoltre che tutto ciò fin ora detto sui "compiti" in casa possa ben spiegare il perchè io preferisca di regola sorbire l'amata bevanda in un buon bar senza alcuno sforzo aggiuntivo.
A chi nella mia città cita come regola di un buon caffè la classica equazione delle 3 C ( cumm' cazzo coce) rispondo con un più originale e educato tris di S ( seduto, scottante e scroccato).
Arriviamo quindi alla seconda parte della considerazione iniziale.
Si sa ognuno ha le sue manie nella scelta dell'oro nero dei poveri, zuccherato o amaro, lungo, ristretto, corretto, macchiato con latte freddo o caldo, tante versioni per un minuto di piacere alle papille gustative il più delle volte subito assopito dalle prime 2 boccate alla conseguente sigaretta.
Anche io ho le mie piccole manie da rispettare perchè il rito possa esser perfetto, manie che il più delle volte fanno impallidire, sbuffare e/o sogghignare un barista che per la prima volta si trovi a servirmi: rivedo in un attimo tutta la scena e mentalmente mi scuso con tutti coloro che mi son capitati a tiro in questi anni.
Funziona più o meno così: dopo aver assolto il mio dovere di cliente ed esser passata alla cassa a pagare per ottenere il mio scontrino mi avvicino al bancone con aria sorridente e determinata ( quando non sto ancora dormendo) mi faccio spazio fra gli astanti e mi piazzo dinnanzi al malcapitato con il pezzo di carta nella mano destra e 1 moneta in quella sinistra a quel punto chiedo "un caffè in tazza fredda per favore" e mentre il barista si accinge a passare la tazzina rovente ( come la buona tradizione napoletana vuole ) sotto il getto freddo dell'acqua aggiungo "potrei avere anche un sorso di acqua..... liscia" aspetto con calma di esser servita e appena ho tutto l'occorrente dinnanzi mi accingo alla fine del mio rituale, con la mano destra poso lo scontrino sul bancone e prendo la bustina dello zucchero, la sbatto tre o quattro volte in aria come se fosse un termometro quindi con due dita della sinistra, dove ancora c'è la moneta, strappo l'angolo destro della bustina, ne verso nella tazza si e no un terzo del contenuto, ripiego la bustina a metà e la infilo sotto il piattino tutto in maniera automatica e inconsapevole, prendo a quel punto l'acqua e la bevo poi passo al caffè senza girare però lo zucchero aggiunto. Solo allora alzo gli occhi al Sant' uomo che mi ha servito e se non ha avuto alcuna reazione pongo la moneta che ancora è nella mia mano sinistra sullo scontrino saluto e ringrazio. Esco dal locale accendo la sigaretta e... Via!!

02 giugno 2006

IN VIAGGIO SMEMORINA


Ecco lo sapevo me ne son dimenticata!!!

Il viaggio nella mente sarà rimandato, accade che debba partire sul serio ma per una meta reale, il sogno delle persone stufe, un luogo dove toccare e respirare la natura, niente radio, niente tv, niente telefono e niente pc per una settimana. Quindi niente taccuino con me, solo ore per rimirare il mare e farsene affascinare, esperienze da fare in solitudine e da ricordare con gli amici, pochi, quelli veri.
Partendo da questi presupposti non so quanto riporterò a casa al mio ritorno e quanto di ciò valga la pena di esser scritto. Staremo a vedere. Di sicuro c'è solo che ora, con tutta la calma possibile, mi tocca chiudere queste pagine e cominciare a preparare la borsa, salutare il virtuale e tutti i suoi abitanti ed immergermi nel reale cercando di scansare i suoi (quelli non sono tanto affascinanti).
A presto, a tutti.

LA MENTE DELLA SIBILLA

Nell'antichità classica la Sibilla era una vergine dotata di virtù profetiche in quanto ispirata da un dio, quasi sempre Apollo.

Non credo di potermi definire dotata di virtù profetiche se non di un sano raziocinio che in maniera piuttosto perversa mi fa passare ore e ore a pensare del tutto dal nulla.
Non credo neppure di potermi definire una vergine se proprio devo esser del tutto sincera!
Ma stasera mi sentivo ispirata avevo voglia d' intrapendere questo viaggio a cavallo dei miei pensieri che troppe volte corrono veloci intorno a ciò che mi accade.
Questo sarà il mio taccuino di viaggio, un foglio aperto dove segnare la strada da ripercorrere al mattino per tornare alla normalità.
Si perchè la mia mente viaggia di notte e la velocità cresce man mano che le ore passano fino a lasciarmi alle prime luci dell'alba dei piccoli indizi di quello che è stato il cammino e le città visitate, città magiche che solo da un parto onirico possono esser state create e fotografate.
Non amo troppo scrivere, come la maggior parte di coloro che arrivano alla mia età senza averlo mai dovuto fare, non amo raccogliere e ordinare le parole al servizio di chi poi le leggerà, non amo dover analizzare i miei pensieri, ma stasera tutte queste cose per la prima volta mi son divenute necessarie.
Parte il viaggio, alla scoperta di ciò che ho in mente.